Vigne vecchie, terroir di vocazione, vitigni autoctoni

Rocco di Carpeneto è un'azienda di produzione di vini radicali sita a Carpeneto (AL), in un pianalto posto tra le colline dell'Alto Monferrato, nella parte di Piemonte più vicina al mare. La produzione, in larga maggioranza proveniente da vigne vecchie (impianti compresi tra il 1955 e il 1986), è incentrata su soli vitigni autoctoni: cortese, moscato, barbera, dolcetto, freisa, albarossa, nebbiolo.
Ai vigneti di proprietà siti tra Carpeneto e Rocca Grimalda si aggiungono piccole parcelle gestite a Castelletto d’Orba e, più distanti, in prossimità del Parco ligure delle 5 Terre (Bonassola), in questo caso con albarola, bosco e vermentino.
Rocco di Carpeneto è socio Vinnatur e (con posizioni critiche) FIVI.
Ai vigneti di proprietà siti tra Carpeneto e Rocca Grimalda si aggiungono piccole parcelle gestite a Castelletto d’Orba e, più distanti, in prossimità del Parco ligure delle 5 Terre (Bonassola), in questo caso con albarola, bosco e vermentino.
Rocco di Carpeneto è socio Vinnatur e (con posizioni critiche) FIVI.
Una scelta di vita, oltre il vino: riconnettersi con la natura
Rocco di Carpeneto è un progetto nato tra il 2008 e il 2009, a seguito di una decisione di radicale cambio di vita: abbiamo lasciato Milano (ma non siamo milanesi: Lidia viene da Roma, Paolo dal Lago di Garda, con radici venete) e il nostro precedente comune lavoro, con l’idea di riconnettersi con la natura - ancor prima che per sola passione per il vino (e infatti nulla ci sentiamo di spartire con la retorica del vino convenzionale).
Produrre vini radicali, in vigne vecchie, con il minimo intervento possibile, seguendo un approccio che non rincorre quantità nè mode, significa anzitutto rapportarsi diversamente, rifuggendo da ogni atteggiamento dominante, con la natura. In modo del tutto autonomo (in agricoltura l’osservazione diretta vale più di qualunque dottrina) ci ispiriamo ai concetti del “do nothing farming”, meglio declinabile come “less is more”; in sintesi, ricondurre l’uomo a un ruolo meno intrusivo nei confronti della natura.
Produrre vini radicali, in vigne vecchie, con il minimo intervento possibile, seguendo un approccio che non rincorre quantità nè mode, significa anzitutto rapportarsi diversamente, rifuggendo da ogni atteggiamento dominante, con la natura. In modo del tutto autonomo (in agricoltura l’osservazione diretta vale più di qualunque dottrina) ci ispiriamo ai concetti del “do nothing farming”, meglio declinabile come “less is more”; in sintesi, ricondurre l’uomo a un ruolo meno intrusivo nei confronti della natura.

Il sole, la terra, la passione dell'uomo

I nostri vini sono fatti solo con il sole, la terra e la passione dell'uomo, nel rispetto rigoroso dell'ambiente e dei cicli della natura in Alto Monferrato, e in costante richiamo ai principi del “do nothing farming”. I vigneti da cui provengono sono trattati esclusivamente con dosi ridotte di rame e zolfo, e gestiti a inerbimento spontaneo permanente: la vendemmia è effettuata a mano, in piccole cassette.
Tutte le fermentazioni sono spontanee, con uso esclusivo di lieviti selvaggi; non si impiegano additivi di sorta e i vini sono prodotti senza ricorso a filtrazioni, chiarifiche, stabilizzazioni o altre pratiche enologiche intrusive. L’uva è l’unico ingrediente nei vini.
Tutte le fermentazioni sono spontanee, con uso esclusivo di lieviti selvaggi; non si impiegano additivi di sorta e i vini sono prodotti senza ricorso a filtrazioni, chiarifiche, stabilizzazioni o altre pratiche enologiche intrusive. L’uva è l’unico ingrediente nei vini.
Le radici di un nome
«Rocch è nome di regione a Carpeneto d'Acqui, che era chiamata così fin dal 1458, ed anche prima, quando il culto di San Rocco non esisteva, e non potevasi darne il nome alla regione.
In rucchis et spissis communis Carpeneti, nemo audeat incidere aut incidi facere dice una rubrica. Horri in basco vale spina, ed orrok spineto.
La località ora piantata a vigne, fu in tempi antichi uno spineto, che si lasciava crescere verso il confine alessandrino. Ecco una parola forse dell'antica lingue ligure».
G. Ferraro, Glossario monferrino, Torino, 1889 2a ed., p.94
In rucchis et spissis communis Carpeneti, nemo audeat incidere aut incidi facere dice una rubrica. Horri in basco vale spina, ed orrok spineto.
La località ora piantata a vigne, fu in tempi antichi uno spineto, che si lasciava crescere verso il confine alessandrino. Ecco una parola forse dell'antica lingue ligure».
G. Ferraro, Glossario monferrino, Torino, 1889 2a ed., p.94

Terroir vocati, da sempre

I vigneti di Rocco di Carpeneto sono quasi interamente situati in prossimità del confine tra i comuni di Carpeneto e di Rocca Grimalda, su di un vasto pianalto del fluviale antico, modellato con dolci vallecole e compluvi appena accennati, a una quota media di ca 280 m slm. L'intera zona è storicamente vocata alla viticoltura: «le campagne coltivabili dell'Ovadese territorio presentano molti vigneti [..] il terreno, quantunque di natura non fertile, e battuto da venti di mare, ciò non pertanto, mercé una diligente coltivazione, si può dire fecondo. Il principale dei prodotti è quello delle uve: i vini che si fanno con la richiesta diligenza, e si lasciano alquanto invecchiare, pareggiano i vini squisiti e generosi della Francia».
G. Casalisi, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, 1845, vol. XIII, voce Ovada, pp. 720-722
G. Casalisi, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, 1845, vol. XIII, voce Ovada, pp. 720-722

